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Le Ultime News

ECOMMERCE TRAMITE AMAZON - Disciplina Iva per le vendite

E-commerce e disciplina Iva: utilizzo piattaforma Amazon

Disciplina Iva per le cessioni di beni o prestazioni di servizi tramite Amazon e in generale tramite piattaforme on line e le novità dal 2020 e 2021

 

La cessione dei beni anche tramite la piattaforma Amazon richiede di prestare attenzione ai necessari adempimenti in materia Iva. Dopo un preliminare approfondimento in merito al concetto di commercio elettronico (diretto e indiretto) secondo la normativa italiana ed europea, l'approfondimento si pone quale obiettivo quello di analizzare la disciplina tributaria e gli adempimenti operativi necessari per gestire le cessioni di beni effettuate attraverso la piattaforma Amazon.

1) Commercio elettronico indiretto

2) Commercio tramite Amazon

3) Novità dal 1° Luglio 2021 per l’e-commerce indiretto

Commercio elettronico indiretto

Nel commercio elettronico indiretto la cessione del bene materiale avviene tramite:

  • mezzo elettronico (ovvero on-line) nelle fasi di:  stipula, perfezionamento e pagamento;
  • mezzo ordinario (consegna fisica) per quanto riguarda la consegna del bene.
  • Con riferimento al regime iva, nel commercio elettronico indiretto, come nelle vendite per corrispondenza, il requisito territoriale dipende dalla tipologia di operazione realizzata:
  • se viene effettuata nel territorio italiano, sia nel caso di cessioni “B2B” che “B2C”, si applicano le regole ordinarie e la vendita sarà rilevante ai fini IVA in Italia;
  • se si tratta di operazioni extracomunitarie, si applica la tassazione nel Paese di destinazione della merce (Operazione non imponibile Art. 8 Dpr 633/72);
  • in ambito intracomunitario è necessario distinguere tra operazioni:

- “B2B”, in cui la cessione sarà rilevante, in linea generale, nel paese di destinazione del bene e l’imposta sarà assolta tramite il meccanismo del reverse charge (Operazione Intra art. 41 del D.L. 331/1993) ;

- “B2Ccon cessioni di beni effettuate da soggetti stabiliti in Italia nei confronti di privati stabiliti in altro Stato membro soggette (ex art. 7-bis del D.P.R. 633/1972) ad imposta nello Stato   del cessionario (Operazione soggetta ad Iva del Paese estero di destinazione della merce), salvo che l’ammontare delle vendite a distanza effettuate dal cedente nello Stato membro di destinazione (nell’anno di riferimento e, distintamente, nell’anno precedente) sia inferiore a una specifica soglia  stabilita da detto Stato (fatta salva, in ogni caso, l’opzione da parte del cedente per l’applicazione dell’imposta nel Paese di destinazione). Le soglie di protezione, poste di norma a 35.000 euro, sono state pensate per evitare che i fornitori dovessero richiedere una posizione IVA in ogni Stato membro UE di destinazione della merce. Sotto tali soglie infatti (intese come acquisti totali effettuati da persone fisiche di uno Stato membro) l’operazione scontano l’imposta del Paese del fornitore. A decorrere dal 1° luglio 2021 (come si tratterà meglio più avanti) le soglie di protezione saranno notevolmente ridimensionate.

Si segnala inoltre che, nelle operazioni di e-commerce indiretto, il momento impositivo avviene all’atto della spedizione o della consegna della merce.

Commercio tramite Amazon

Veniamo quindi ad esaminare come si realizzano le cessioni dirette e indirette tramite Amazon:

  • Nelle cessioni dirette tramite Amazon, la merce è presente nei magazzini del cedente ovvero viene acquisita all'atto della vendita da un soggetto terzo e Amazon non interviene nel rapporto tra cedente e cessionario fungendo solo da vetrina.Nel caso in cui:- la vendita a soggetto UE avvenga nella forma “B2B”, la cessione a livello italiano sarà considerata un’operazione intracomunitaria non imponibile ai sensi dell’art. 41 del D.L. 331/1993. L’iva verrà assolta dal committente tramite reverse charge nello Stato di residenza;Nel caso in cui l’operazione sia rilevante nel Paese di origine della merce, la cessione sconterà l’IVA italiana e il cedente non avrà l’obbligo di certificare l’operazione. Nella seconda ipotesi, la cessione, a livello italiano, risulterà essere non imponibile ai sensi dell’art. 41, co. 1, lettera b) del D.L. 331/1993 e dovrà essere applicata l’IVA del paese di destinazione della merce; la fattura sarà emessa dalla società italiana indicando sia la partita Iva nazionale che quella del Paese estero in cui ci si è identificati.
  • - la vendita a soggetto extra UE sia nella forma “B2C” che “B2B”, l’operazione ai fini italiani risulterà essere non imponibile in quanto qualificata quale esportazione , dando prova dell'uscita della merce dalla Comunità Europea.
  • - la vendita a soggetto UE nella forma “B2C”, quale regola generale, l’operazione risulterà essere rilevante nel Paese di origine dei beni ad eccezione del caso in cui venga superata la soglia di Euro 100.000 (o minor importo se diversamente stabilito). In tal caso, l’operazione risulterà essere rilevante nel Paese di destinazione della merce e il cedente avrà l’obbligo di identificarsi o nominare un rappresentante fiscale.
  • - la vendita avvenga in Italia, sia nella forma “B2C” che “B2B”, l’operazione sarà rilevante in Italia ;
  •           Il trattamento fiscale di questa tipologia di operazioni si distingue, a seconda della tipologia e del luogo di residenza del cliente finale.
  • Nelle cessioni indirette tramite Amazon, la merce viene inviata in un magazzino di proprietà di Amazon (in Italia o in altro Paese comunitario) per poi essere ceduta.- quando il trasferimento di beni avviene all’interno del territorio dello Stato, non vi sono particolari problematiche (Operazione soggetta ad Iva);Operando con Amazon, tale situazione si verifica sovente in quanto, la piattaforma, in base ad un algoritmo interno decide dove dislocare la merce, di proprietà di terzi, nei propri magazzini europei.L’art. 41, co. 2, lett. c) del D.L. 331/1993, assimila alle cessioni intracomunitarie non imponibili l’invio di beni nel territorio di altro Stato membro in “conto proprio”.Per quanto riguarda gli adempimenti previsti dalla normativa italiana, la società dovrà emettere una fattura alla posizione estera ai sensi del già menzionato art. 41. Oltre agli adempimenti previsti dalla normativa italiana, la Società dovrà provvedere all’assolvimento dell’imposta nel territorio in cui la merce viene spedita, procedendo, prima dell’invio dei beni ad identificarsi direttamente o a nominare un rappresentante fiscale.
  • Avvenuto il trasferimento della merce presso un magazzino sito in altro paese dell’UE, la società potrà:
  • Conseguentemente, secondo tale previsione normativa un operatore nazionale che per esigenza della sua impresa invia presso un magazzino, di sua proprietà o di terzi, beni in un altro Stato membro, effettua un’operazione non imponibile assimilata alle vendite intracomunitarie. Per tale motivo l’azienda è tenuta ad adempiere agli obblighi presso il paese in cui la merce è trasferita, nominando un rappresentante fiscale ovvero identificandosi direttamente.
  • In particolare:
  • - quando, invece, il trasferimento di beni a sé stessi avviene tra due unità della stessa azienda (o presso un magazzino di terzi) poste in due Paesi diversi dell’UE le problematiche iva aumentano.
  • Per quanto riguarda l’iva:
    1. procedere alla cessione della merce oppure;
    2. far rientrare la stessa in Italia.

Nel primo caso, il trattamento fiscale (della merce situata fuori del territorio italiano) si differenzierà, in relazione alla natura del cliente finale, nel modo seguente: - nel caso si tratti di soggetto passivo iva sarà necessario verificare, secondo la legislazione del Paese di destinazione, se la vendita debba essere assoggettata ad imposta dalla posizione iva locale dell’operatore italiano oppure si applichi il sistema del reverse charge (generalmente risulta essere adottata la seconda opzione); - con riferimento al soggetto privato l’operazione sarà rilevante nel territorio di destinazione dei beni, con la necessità, per la società italiana, di emettere fattura utilizzando la partita iva estera e certificando l'operazione secondo la normativa in detto Paese.

Nel caso in cui la merce venga spedita nuovamente nei magazzini italiani, si verificherà, specularmente all’invio di beni all’estero, un’operazione d’acquisto intracomunitario ai sensi dell’art. 38 del D.L. 331/1993 (Acquisto Intracomunitario), a cui si applicheranno tutte le regole relative alle cessioni assimilate.

Novità dal 1° Luglio 2021 per l’e-commerce indiretto

Si segnala che, a partire dal 1° gennaio 2021, a seguito del recepimento della Direttiva UE 2455/2017, per l’e-commerce indiretto, con riferimento ai rapporti B2C all’interno dei paesi UE:

  • non si applicherà più la disciplina delle “vendite a distanza” ma si introdurrà il criterio generale secondo cui le operazioni di commercio elettronico indirette saranno territorialmente rilevanti nel Paese UE di destinazione dei beni;
  • saranno eliminate le attuali “soglie di protezione” e verrà introdotta un’unica soglia di Euro 10.000, comune a tutti gli stati membri, al di sotto della quale le operazioni saranno rilevanti ai fini Iva nel Paese del cedente;
  • se la predetta soglia comune sarà superata nel corso dell’anno, si applicherà, a partire da quel momento, il principio generale (ovvero tali operazioni si considereranno territorialmente rilevanti ai fini Iva nel Paese UE di destinazione dei beni);
  • i cedenti potranno optare per la procedura semplificata MOSS.

 

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ASSUNZIONI UNDER 36ANNI - AGEVOLAZIONI CONTRIBUTIVE

Sgravi contributivi per chi assume giovani nel 2021

Aziende, studi professionali, imprese agricole non possono ancora fruire dell'esonero contributivo totale per l’assunzione di giovani under 36 a tempo indeterminato e per le trasformazioni dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato effettuate nel biennio 2021-2022. La concessione dell'esonero, introdotto dalla legge di Bilancio 2021 e che si configura come un’agevolazione "ulteriore e aggiuntiva" rispetto all'incentivo per l'occupazione dei giovani previsto dalla legge di Bilancio 2018, è subordinata all'autorizzazione della Commissione UE. L'INPS, con la circolare n. 56 del 2021, ha fornito i primi chiarimenti sull'ambito di applicazione e sulle condizioni dell'incentivo contributivo in attesa del via libera UE.

L'Incentivo occupazione giovani previsto dalla legge di Bilancio 2021 (articolo 1, commi da 10 a 15 legge 30 dicembre 2020, n. 178) trova le sue prime istruzioni.

L'INPS, con l'attesa circolare n. 56 del 12 aprile 2021, spiega ad aziende e studi professionali l'ambito di applicazione, le condizioni e i requisiti di spettanza dello sgravio contributivo totale riconosciuto per il biennio 2021-2022.

L'incentivo occupazione giovani di cui alla legge di Bilancio 2021 è concesso ai sensi della sezione 3.1 della comunicazione della Commissione europea C(2020) 1863 final del 19 marzo 2020, recante “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'economia nell’attuale emergenza del COVID-19”, nei limiti e alle condizioni di cui alla medesima comunicazione, ed è subordinato all’autorizzazione della Commissione europea, ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Autorizzazione per la quale l'INPS ha già avviato una interlocuzione, a conclusione della quale, con specifico messaggio, fornirà le istruzioni per la fruizione dello sgravio, con particolare riguardo alle modalità di compilazione delle dichiarazioni contributive da parte dei datori di lavoro.

Ambito di applicazione dello sgravio

Rientrano tra i destinatari dell'agevolazione tutti i datori di lavoro del settore privato, a prescindere dalla circostanza che assumano o meno la natura di imprenditore e compresi i datori di lavoro del settore agricolo.

A quali rapporti di lavoro si applica

L'incentivo spetta per le nuove assunzioni a tempo indeterminato e per le trasformazioni dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, effettuate nel biennio 2021-2022 di soggetti che, alla data dell’evento incentivato (assunzione/trasformazione) non abbiano compiuto 36 anni di età (i.e. abbiano una età inferiore o uguale a 35 anni e 364 giorni). Tali soggetti non devono essere stati occupati a tempo indeterminato con il medesimo o con altro datore di lavoro nel corso dell’intera vita lavorativa.

Le esclusioni

Ampio è il ventaglio delle tipologie contrattuali per le quali l'INPS esclude che il datore di lavoro possa fruire dello sgravio contributivi concesso dalla legge di Bilancio 2021. Tra queste rientrano:

  • l'assunzione di dirigenti;
  • i rapporti di apprendistato;
  • i contratti di lavoro domestico;
  • i contratti di lavoro intermittente o a chiamata, anche nell'ipotesi in cui vengano stipulati a tempo indeterminato;
  • le prestazioni di lavoro occasionale(articolo 54-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50).

Inoltre sono escluse anche le prosecuzioni di contratto al termine del periodo di apprendistato e alle assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato riguardanti giovani che, nei sei mesi precedenti, abbiano svolto presso il medesimo datore di lavoro attività di alternanza scuola-lavoro o periodi di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore, il certificato di specializzazione tecnica superiore o periodi di apprendistato in alta formazione. A tali fattispecie, evidenzia l'INPS, trova applicazione il solo regime agevolato di cui all’articolo 1, commi 106 e 108, della legge di Bilancio 2018, per la cui specifica disciplina rinvia alla circolare n. 40/2018.

Condizioni specifiche della legge di Bilancio 2021

Degne di nota sono le indicazioni fornite dall'Istituto in merito alle cd. condizioni specifiche alle quali la legge di Bilancio 2021 subordina la concessione del beneficio.

Le condizioni, che devono sussistere alla data dell’assunzione/trasformazione agevolata, sono le seguenti:

1) il lavoratore non deve aver compiuto 36 anni;

2) il lavoratore non deve mai essere stato occupato, presso il medesimo o qualsiasi altro datore di lavoro, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Non sono ostativi al riconoscimento dell’agevolazione i periodi di apprendistato svolti in precedenza o lo svolgimento di uno o più rapporti di lavoro intermittente a tempo indeterminato o di rapporti di lavoro domestico. Sono invece ostative le situazioni in cui il lavoratore abbia avuto un rapporto di lavoro a tempo indeterminato a scopo di somministrazione o laddove il precedente rapporto di lavoro a tempo indeterminato si sia risolto per mancato superamento del periodo di prova ovvero per dimissioni del lavoratore;

3) i datori di lavoro non devono aver proceduto, nei 6 mesi precedenti l’assunzione, a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ovvero a licenziamenti collettivi, ai sensi della legge 23 luglio 1991, n. 223, nei confronti di lavoratori inquadrati con la medesima qualifica nella stessa unità produttiva. Qui l'INPS segnala che la disciplina introdotta dalla legge di Bilancio 2021 circoscrive la condizione che legittima la fruizione dell’esonero. Diversamente da quanto previsto nella legge di Bilancio 2018, infatti, si prevede che la condizione di non avere proceduto nei 6 mesi precedenti a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ovvero a licenziamenti collettivi è limitata alla medesima unità produttiva e nei confronti di lavoratori inquadrati con la medesima qualifica del lavoratore da assumere;

4) i datori di lavoro non devono procedere, nei 9 mesi successivi all’assunzione, a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ovvero a licenziamenti collettivi, ai sensi della legge n. 223/1991, nei confronti di lavoratori inquadrati con la medesima qualifica nella stessa unità produttiva.

Misura dello sgravio e limiti massimi

Infine, si ricorda che l'agevolazione contributiva introdotta dalla legge di Bilancio 2021 prevede, per le sole assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato effettuate nel biennio 2021-2022, l’esonero dal versamento del 100% dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, nel limite massimo di importo pari a 6.000 euro annui. 

L'esonero spetta per un periodo massimo di 36 mesi a partire dalla data dell’evento incentivato, elevato a 48 mesi per le assunzioni effettuate in una sede o unità produttiva ubicata nel Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna).

Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.

Incentivo occupazione giovani 2021 - Importi, durata e contribuzione esclusa

Importo

Annuo

Mensile

Giornaliero

6.000 euro (1)

500 euro (€ 6.000/12)

16,12 euro (€ 500/31)

Durata massima

36 mesi

48 mesi nel Mezzogiorno

Contribuzione esclusa dall'esonero

Premi e contributi INAIL

Contributi minori

Contribuzioni non previdenziali e contribuzioni di solidarietà

  • Nelle ipotesi di rapporti di lavoro a tempo parziale, il massimale dell’agevolazione deve essere proporzionalmente ridotto.

 

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DECRETO SOSTEGNI - I Nuovi contributi a Fondo Perduto

Decreto Sostegni

Indennizzi con possibilità di scelta tra erogazione diretta o credito d’imposta

Sono molte le novità per l’erogazione degli indennizzi previste dal decreto Sostegni, rispetto ai precedenti decreti Ristori. Viene eliminato il riferimento ai codici ATECO, ampliata la platea dei beneficiari, che ora comprende anche professionisti iscritti agli Ordini, e viene inoltre consentito di scegliere tra due modalità di erogazione. I contribuenti potranno infatti optare, per la prima volta, tra l'erogazione diretta o, in alternativa, la trasformazione del sostegno in credito d'imposta, con possibilità di utilizzo in compensazione tramite il modello F24. Qualora la scelta ricada sul tax credit, il contribuente dovrà preliminarmente verificare la sua capienza fiscale appurando di avere un monte arretrato.

Il decreto Sostegni, approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 19 marzo 2021, conferma le attese della vigilia assorbendo integralmente i 32mld di euro derivanti dallo scostamento aggiuntivo di bilancio approvato a gennaio.

Una delle novità più interessanti introdotta dal provvedimento, rispetto agli indennizzi a fondo perduto, è certamente il criterio di individuazione della platea dei potenziali beneficiari: viene eliminato il riferimento ai codici ATECO e abbandonata l’infondata convinzione che gli aiuti di Stato debbano essere riservati esclusivamente al mondo delle imprese.

Gli indennizzi, per la prima volta dallo scoppio della pandemia, vengono riconosciuti anche ai professionisti iscritti agli Ordini superando finalmente, una tanto illegittima quanto ingiustificata disparità di trattamento.

Contributi a fondo perduto: criteri di accesso e meccanismi di calcolo

L’andamento cromatico delle regioni e l’elenco dei codici ATECO non sono più i criteri di riferimento per l’accesso all’indennizzo. Secondo quanto sancito nell’art. 1 comma 3 e 4 il meccanismo che determina l’ingresso di imprese e professionisti nella platea di beneficiari è condizionato, invece, dai seguenti criteri:

- l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 deve essere inferiore di almeno il 30% rispetto al 2019;

- il richiedente deve aver generato ricavi e compensi inferiori a 10 mln di euro. Il decreto definisce un nuovo meccanismo di calcolo che prevede 5 parametri percentuali di riferimento ai quali vengono associati, per la determinazione dell’indennizzo, cinque fasce di ricavi e compensi: 60% per i soggetti con ricavi e compensi non superiori a 100.000 euro; 50% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 100.000 euro e fino a 400.000 euro; 40% per i soggetti con ricavi e compensi superiori a 400.000 euro e fino a 1 milione di euro; 30% per i soggetti con ricavi e compensi superiori a 1 milione di euro e fino a 5 milioni di euro; 20% per i soggetti con ricavi e compensi superiori a 5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro.

Per il calcolo della media mensile, i soggetti che hanno attivato la partita IVA dal 1° gennaio 2019, dovranno considerare la media basata sui mesi successivi a quello di attivazione.

Il comma 6 chiarisce che per tutti i soggetti, comprese le start up attive dal 1° gennaio 2020, l’importo del contributo riconosciuto ammonta a 1.000 euro per le persone fisiche e 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche; l’importo massimo del sostegno non può comunque superare i 150.000 euro.

Restano, invece, esclusi i soggetti che cesseranno o avvieranno l’attività dopo la data di entrata in vigore del decreto, gli enti pubblici e gli intermediari finanziari e le società di partecipazione di cui all’art. 162-bis del TUIR.

Come calcolare gli indennizzi a fondo perduto 2021: esempi pratici

Per meglio approfondire le nuove regole di calcolo e, quindi, valutare il “peso” in termini assoluti dei nuovi sostegni, di seguito vengono sviluppate alcune esemplificazioni.

Ipotizziamo, per iniziare, il caso di un libero professionista che nel 2019 ha registrato compensi pari a 70.000 euro, ridotti, a causa della pandemia economica, nel 2020 a soli 18.000 euro. La contrazione tra i due anni supera ampiamente la prima condizione essenziale per accedere al beneficio: aver registrato una riduzione del fatturato di almeno il 30% nel 2020 rispetto al 2019. Prima di applicare il parametro percentuale, contenuto nel comma 5 dall’art. 1, collegato alla classe di ricavi e compensi, bisognerà ricondurre il dato della contrazione totale dei compensi su 12 mesi. La riduzione media mensile registrata nel 2020 rispetto al 2019 è, in questa esemplificazione, pari a 4.333,33 euro. Applicando la percentuale di riferimento (in questo caso il 60%) alla contrazione media mensile dei compensi l’indennizzo risulta pari a 2.600 euro.

Se prendiamo a riferimento un’attività imprenditoriale che si colloca, invece, nella fascia di ricavi e compensi “superiori a 1 mln di euro e fino a 5 mln di euro” il parametro di riferimento è il 30%. In questa ipotesi esaminiamo la circostanza di una PMI con fatturato totale pari a 4 mln di euro nel 2019 e 1,5 mln di euro nel 2020. Nonostante il crollo di fatturato registrato sia pari a 2.500.000 euro e la media mensile conta oltre i 208.300,00 euro, l’impresa percepirà, nel caso in esame, un contributo a fondo perduto pari a soli 62.500 euro.

Per concludere consideriamo un ristorante che l’anno scorso ha assistito alla contrazione, a seguito delle restrizioni condizionate dall’andamento cromatico delle regioni, del suo fatturato da 380.000 euro del 2019 a 170.000 euro nel 2020; questi riceverà un sostegno pari a 8.750 euro. L’indennizzo si ottiene, in quest’ultimo esempio, applicando il parametro del 50% sulla media mensile pari a 17.500 euro.

Questo macchinoso sistema di calcolo ha il pregio di minimizzare le sperequazioni legate alla stagionalità di molte attività e i condizionamenti che, soprattutto negli ultimi mesi del 2020, ha prodotto il metodo di calcolo basato sull’andamento cromatico delle regioni che ha determinato chiusure e restrizioni diverse da regione a regione.

È del tutto evidente però che l’ampliamento della platea dei potenziali beneficiari delle risorse ha ridotto il peso dei sostegni erogabili sia in termini assoluti che in rapporto agli indennizzi concessi applicando i criteri di calcolo dei precedenti ristori.

Il principio adottato dal decreto Sostegni non tiene in conto, tra l’altro, che alcune partite IVA hanno potuto cumulare aiuti a fondo perduto nel corso dell’intera saga dei ristori ai quali si aggiungono, oggi, i sostegni mentre alcune categorie, come le professioni Ordinistiche, potranno esclusivamente beneficiare solo di quest’ultima misura.

Fondo perduto: tax credit oppure cash?

I contribuenti potranno optare per la prima volta, secondo quanto affermato nel comma 7 dell’art. 1, tra l'erogazione diretta o, in alternativa, la trasformazione del sostegno in credito d'imposta utilizzandolo in compensazione tramite modello F24. Nel testo del decreto Sostegni viene precisato che la scelta della modalità di erogazione è, da parte del contribuente, una volta effettuata irrevocabile.

L'alternativa, se cash o con tax credit, andrà esplicitata presentando apposita comunicazione esclusivamente per via telematica all'Agenzia delle Entrate, da trasmettere, pena decadenza entro “sessanta giorni dalla data di avvio della procedura telematica per la presentazione della stessa”.

Ebbene, se da un lato la formula di erogazione cash non presuppone alcuna valutazione sulla capienza fiscale, l'opzione di sfruttare l’indennizzo come credito d’imposta azzera i tempi di erogazione del contributo da parte dell’Agenzia delle Entrate; l'erogazione del bonus sotto forma di tax credit è, infatti, subito disponibile per il contribuente.

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