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Le Ultime News

AFFITTI BREVI - Obbligo di richiedere il codice identificativo

Affitti brevi, non si avvertiva la mancanza del codice identificativo

Con la conversione in legge del “decreto Crescita” (D.L. 34/2019, conv. L. 58/2019) sono state introdotte numerose novità in materia fiscale, fra le quali rilevanti modifiche in materia di locazioni brevi. In particolare, è stato istituito il codice identificativo unico nazionale da utilizzare in ogni comunicazione inerente all'offerta e alla promozione dei servizi inerenti le locazioni brevi.

Ricordiamo che per locazioni brevi si intendono i contratti di locazione di immobili a uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni, inclusi quelli che prevedono la prestazione dei servizi di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali, purché siano stipulati da persone fisiche, al di fuori dell'esercizio di attività d'impresa, direttamente o tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare o tramite portali telematici (AirB&B, Booking, ecc). A tali contratti è applicabile il regime della cedolare secca con aliquota al 21% a decorrere dal 1.06.2017. Per i contratti stipulati senza attività di intermediazione o senza l'utilizzo di portali, l'opzione può essere esercitata in sede di registrazione del contratto o con la dichiarazione dei redditi.

Diversamente, in presenza di soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare o di portali telematici, che mettono in contatto domanda e offerta di immobili è necessario osservare precisi obblighi informativi e di effettuazione della ritenuta. In particolare, tali soggetti, qualora intervengano nel pagamento o incassino i corrispettivi dovuti, sono obbligati a operare la ritenuta nella misura del 21%, a titolo d'imposta se il beneficiario opta per l'applicazione della cedolare secca nella dichiarazione dei redditi o all'atto della registrazione del contratto; si considera a titolo di acconto nel caso in cui il beneficiario non eserciti l'opzione preferendo l'applicazione del regime ordinario.

Con le recenti misure, introdotte al fine (dichiarato) di migliorare la qualità dell'offerta turistica, di assicurare la tutela del turista e contrastare forme irregolari di ospitalità, è stata prevista l'istituzione, presso il Ministero del Turismo di una apposita banca dati delle strutture ricettive e degli immobili destinati alle locazioni brevi. Pertanto, le singole strutture ricettive o gli immobili destinati alle locazioni brevi dovranno essere identificati mediante un codice alfanumerico, denominato “codice identificativo”, da utilizzare in ogni comunicazione inerente all'offerta e alla promozione dei servizi all'utenza. Pertanto, troveremo pubblicato anche il codice identificativo in tutte le comunicazioni inerenti all'offerta e alla promozione di tali servizi. L'inosservanza dell'obbligo di pubblicazione comporterà l'applicazione di una sanzione pecuniaria variabile da un minimo di € 500 a un massimo di € 5.000. In caso di reiterazione della violazione, la sanzione sarà maggiorata del doppio. Con apposito decreto del Ministero del Turismo sono definite le norme per la realizzazione e la gestione della banca dati.

Chi offre locazioni brevi, dovrà registrarsi al portale “Alloggiati Web, e comunicare i dati degli ospiti alla Questura, la quale poi li comunicherà all'Agenzia delle Entrate che li renderà, inoltre, disponibili ai comuni che potranno così monitorare il pagamento dell'imposta di soggiorno. Al fine di limitare ulteriormente il rischio di evasione, la legge prevede che gli intermediari immobiliari e i soggetti che gestiscono portali telematici, residenti in Italia, sono solidalmente responsabili per il pagamento della ritenuta sui canoni e corrispettivi percepiti, insieme con i soggetti non residenti appartenenti al medesimo gruppo di intermediari. Il provvedimento è stato accolto con favore dagli esercenti turistici (hotel, alberghi, ecc.) in quanto tende a regolamentare ulteriormente e a ridurre l'evasione fiscale e la concorrenza sleale nel settore dei “privati” proprietari di case, consentendo di lavorare nel rispetto delle regole con un beneficio che ricadrà su tutti gli operatori del turismo e per le casse dello Stato. Tutti scopi il cui pregio è difficilmente contestabile. Tuttavia, si conferma il dubbio, già espresso in passato, che forse, il vero obiettivo politico sia quello di scoraggiare i proprietari dal fare locazione turistica, con la richiesta di nuovi obblighi, vincoli e adempimenti burocratici per chi affitta, con motivazioni di volta in volta diverse. Continuiamo a chiederci se tutti questi appesantimenti burocratici abbiano davvero un senso o se non abbiamo irrimediabilmente perso il senso della “misura” essendoci ormai rassegnati al proliferare incontrollato delle “disposizioni” che gravano come un macigno sui singoli, sulle imprese, sulle Pubbliche Amministrazioni, aumentando il costo della vita e delle attività quotidiane, sia in termini di denaro sia in termini di tempo.

Partecipazione a Fiere - Credito di Imposta

Decreto Crescita: bonus fiscali per le imprese che partecipano a fiere anche in Italia

Le Piccole e Medie Imprese potranno beneficiare del credito d’imposta per la partecipazione a fiere anche se si svolgono in Italia. La modifica all’incentivo istituito dal decreto Crescita, inizialmente previsto solo per le fiere all’estero, arriva con un emendamento approvato dalle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera. Cambiano anche le regole degli strumenti finanziari di sostegno all’internazionalizzazione.

È l’effetto di alcuni emendamenti al decreto Crescita approvati dalle Commissioni riunite Bilancio e Finanze della Camera, che estendono notevolmente l'ambito di applicazione degli strumenti finanziari di sostegno all’internazionalizzazione.

Come cambia il credito d’imposta per la partecipazione a fiere

Una prima rilevante novità interessa il credito d’imposta a favore delle PMI per la partecipazione a fiere.

Con un emendamento approvato dalle Commissioni riunite Bilancio e Finanze della Camera si allargano le tipologie di fiere ammesse all’agevolazione.

L’incentivo, infatti, che secondo la versione originaria del decreto Crescita era limitato alle fiere che si tengono all’estero, con la modifica è stato esteso anche a quelle che si svolgono in Italia.

Il beneficio, quindi, secondo la nuova formulazione della disposizione, potrà essere fruito dalle PMI, esistenti alla data del 1° gennaio 2019, per le spese di partecipazione a manifestazioni fieristiche internazionali di settore che si svolgono in Italia o all’estero, relativamente alle spese:

- per l’affitto e l’allestimento degli spazi espositivi;

- per le attività pubblicitarie, di promozione e di comunicazione, connesse alla partecipazione.

Il credito d’imposta riconosciuto, per il periodo d'imposta in corso al 1° maggio 2019 (data di entrata in vigore del decreto Crescita), sarà concesso nella misura del 30% delle spese ritenute ammissibili, fino ad un massimo di 60.000 euro.

Altra modifica intervenuta nel corso dell’esame in commissione riguarda la modalità di fruizione del beneficio riconosciuto.

Con la correzione approvata, in particolare, le imprese potranno utilizzare il credito d’imposta ottenuto in un’unica soluzione: viene infatti eliminato il riparto in 3 quote annuali, previsto nella versione originaria del decreto Crescita.

Resta confermato, invece, che il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione (ai sensi dell’articolo 17 del D.Lgs. n. 241/1997).

Confermato anche lo stanziamento previsto: al credito d'imposta sono destinate risorse pari a 5 milioni di euro per l'anno 2020.

Sarà un decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro il 29 giugno 2019 (60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto Crescita, avvenuta il 1° maggio 2019), a stabilire le disposizioni applicative del credito d’imposta, con riferimento, in particolare, a:

- le tipologie di spese ammesse al beneficio;

- le procedure per l’ammissione al beneficio, che avverrà secondo l’ordine cronologico di presentazione delle relative domande;

- l’elenco delle manifestazioni fieristiche internazionali di settore, che si svolgono in Italia o all’estero, per cui è ammesso il credito di imposta;

- le procedure di recupero nei casi di utilizzo illegittimo dei crediti d’imposta. Qualora l’Agenzia delle Entrate accerti, nell’ambito dell’ordinaria attività di controllo, l’eventuale indebita fruizione, totale o parziale, del credito d’imposta, la stessa ne darà comunicazione al Ministero dello Sviluppo Economico che provvederà al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni.

 

Corrispettivi Telematici - Nuove Istruzioni

Corrispettivi giornalieri da commercio elettronico esonerati dall’invio telematico

Dall’Agenzia delle Entrate - 19 Giugno 2019 Ore 18:59

I corrispettivi derivanti dal commercio elettronico continuano ad essere esonerati dall’obbligo di invio telematico dei corrispettivi mentre devono essere annotati nel registro. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risposta a interpello n. 198 del 2019. Il Ministero dell’Economia e delle finanze, nell’individuare gli esoneri dall’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica, ha previsto che - in fase di prima applicazione - l’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri non si applichi alle operazioni non soggette all’obbligo di certificazione dei corrispettivi.

Con la risposta a interpello n. 198 del 19 giugno 2019 l’Agenzia delle Entrate ha fornito alcune indicazioni in tema di trasmissione telematica dei corrispettivi.

Il decreto legislativo riguardante la trasmissione telematica delle operazioni IVA e di controllo delle cessioni di beni effettuate attraverso distributori automatici prevede che, a decorrere dal 1° gennaio 2020, i soggetti che effettuano commercio al minuto memorizzano elettronicamente e trasmettono telematicamente all'Agenzia delle Entrate i dati relativi ai corrispettivi giornalieri.

Il nuovo obbligo:

- è anticipato al 1° luglio 2019 per coloro che hanno un volume d’affari superiore a 400.000 euro annui;

- sostituisce la registrazione dei corrispettivi, che resta comunque possibile su base volontaria;

- sostituisce le modalità di assolvimento dell’obbligo di certificazione fiscale dei corrispettivi, prima declinato attraverso ricevuta fiscale o scontrino fiscale, fermo restando l'obbligo di emissione della fattura su richiesta del cliente.

Le nuove disposizioni in tema di invio telematico dei corrispettivi non inficiano le regole generali in tema di IVA per cui se l'operazione di vendita si configura come commercio elettronico indiretto, in quanto la transazione commerciale avviene on line, la stessa è assimilabile alle vendite per corrispondenza, che esonera l’operazione da qualunque obbligo di certificazione, salvo l’obbligo di emissione della fattura se richiesta dal cliente.

Inoltre, il D.M. 10 maggio 2019 del Ministero dell’Economia e delle finanze ha individuato specifici esoneri dall’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica, disponendo che in fase di prima applicazione, l’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri non si applica alle operazioni non soggette all’obbligo di certificazione dei corrispettivi.

Ne consegue che i corrispettivi derivanti dal commercio elettronico continuano ad essere esonerati dall’obbligo di invio telematico dei corrispettivi mentre devono essere annotati nel registro, ferma l'istituzione di quello per le fatture eventualmente emesse.